sabato 9 settembre 2017

19. Annabelle

Se ti sei perso la puntata precedente, puoi leggerla qui!

La strada sassosa saliva ripida nella foresta, nascondendo alla vista qualunque cosa ci potesse essere oltre. Kunda trotterellava rapido aprendo la fila, quasi non avvertisse la stanchezza, seguito dal conte Percifal e da Demian che la chiudeva in groppa al suo fidato cinghiale Geronimo.
“Sei sicuro che sia questa la strada?” si lamentò il Nano.
“Sicurissimo” rispose il conte, mentre si stringeva meglio nel caldo mantello.
L’aria era stranamente fredda per essere primavera.
“Si direbbe che l’inverno sta arrivando! ” commentò ridendo a voce alta il Mezzuomo, senza essere capito dagli altri due.
Una goccia gelida confermò che il tempo avrebbe continuato a non essere clemente.
“Vedo una scia di fumo più avanti! Potrebbe esserci un riparo” annunciò Kunda.
Un tuono riecheggiò nel cielo plumbeo seguito da una scarica di pioggia gelida.
“Andiamo a vedere, veloci!” Ordinò Percifal alzando la voce.
Demian li seguì ignorando del tutto sia il comando che la pioggia.
Subito dopo la salita sulla sinistra, un cartello in legno che pendeva da due catenelle avvisava della presenza di una locanda. I tre si ripararono sotto l’ampia tettoia dove un paio di cavalli sostavano mangiavando fieno. Le finestre erano appannate e un odore di fagiano arrosto ed erbe stufate invitava ad entrare. 
“Proprio quello che ci voleva!” sorrise il conte strofinandosi le mani.
La dolce compagnia”  lesse ad alta voce Kunda.
“È un bel nome per una locanda…” continuò accennando un sorriso.
Demian legò il cinghiale accanto ai cavalli: “Comportati bene Geronimo.” Lo accarezzò guardandolo negli occhi: “Purtroppo permettono a questi bifolchi di lasciare anche i cavalli!”
Entrati nel locale, il calore del camino li avvolse piacevolmente, ma il tempo di trovare un tavolo e si fece insopportabile. I tre si liberarono dei mantelli e il Nano anche dell’elmo, che poggiò sulla quarta sedia. 
Ebbero a malapena il tempo di sedersi che una cameriera decisamente prosperosa si avvicinò loro:
“Benvenuti alla locanda! I signori ordinano qualcosa?”
“Tu sei sul menù?” rise il Nano.
“Prima si mangia e dopo… la dolce compagnia!” rispose ammiccando la cameriera.
Demian trasalì alla risposta. Notò che sul menù era presente davvero il tariffario per la compagnia delle dolci signore!
“Spero che tu non sia sola…” intervenne Kunda.
“Abbiamo compagnia per tutti coloro che lo desiderano! Intanto che scegliete cosa mangiare, posso portarvi della birra?”
“E birra sia!” esclamò soddisfatto Demian.
Il conte chiese una bottiglia di vino rosso e offrì fagiano arrosto ai due commensali.
“Non distraiamoci dal motivo per cui siamo partiti” intimò serio mentre aspettavano.
“Fuori piove a dirotto e ormai siamo bloccati qui: dubito che smetterà prima del tramonto. Tanto vale restare a dormire e approfittare della buona compagnia!”  
“Demian ha ragione, conte! Forse anche tu dovresti rilassarti un po’ con una di queste fanciulle!” disse Kunda.
“Non se ne parla! Voi fate pure quel che vi pare: io ne approfitterò per riposare e magari ripassare qualche incantesimo. Non avete la minima idea di quello che dobbiamo affrontare!” 
“Un’idea ce l’ho eccome!” sghignazzò il Nano osservando una delle cameriere che passava di spalle. Kunda si unì alla risata, mentre il conte rimase impassibile.
La cena fu consumata in un clima sereno e dopo una bottiglia di vino rosso delle Isole Verdi  e qualche boccata della famosa erba pipa delle Valli Dorate, anche il conte Percifal aveva un’aria più rilassata.
Con un braccio abbracciava lo schienale della sedia e con l’altro, poggiato sul tavolo, armeggiava con la lunga pipa. “Una volta demmo un banchetto al mio maniero, dove consumammo cento botti di birra e dodici casse di vino rosso! C’era talmente tanta cacciagione, che dovemmo lasciare la Riserva senza vedere un cacciatore per almeno due anni!”
Era la prima volta che vedevano sorridere il conte.
“Con chi avevi organizzato il banchetto?” chiese curioso Kunda.
“Come?”
“Hai detto demmo un banchetto, al plurale. Con chi altro eri?”
Il conte non rispose, continuando a sorridere senza espressione. Lo guardò negli occhi e disse: “Non ti sfugge proprio niente, eh piccoletto?”
L’atmosfera si fece di colpo tesa e Demian diede una gomitata al Mezzuomo.
Kunda cercò di riportare la situazione alla spensieratezza iniziale:
“Cameriera! Il pasto lo abbiamo consumato, se non sbaglio adesso ci aspetta il dopo cena!”
Tre ragazze avvenenti si avvicinarono al tavolo, una con un piattino con il conto.
“Per meno di due Soli d’oro vi faremo passare il miglior dopo cena che abbiate mai provato!”
“Oh! Meno di due Soli d’oro è regalato conte!” esclamò Demian abbracciando in vita la più prosperosa delle tre.
“Abbiamo un conte?!” rise la seconda, che nel frattempo si era piegata in avanti per togliere i piatti, mostrando la generosa scollatura a Kunda che rise allegramente: 
“Certo che abbiamo un conte! Ed è anche molto generoso, vero Percifal?”
Il conte tentò un sorriso, ma la situazione lo metteva vistosamente a disagio.
La terza donna, che stava alle spalle di Percifal, con una mano gli prese il mento e lo fece voltare lentamente verso di sé. 
“Davvero siete un conte, mio signore?” chiese seria.
Girandosi verso di lei, la guardò e vide due occhi verdi, chiari come l’erba del prato. Dei capelli mossi le coronavano il capo: capelli rossi, come le foglie degli aceri d’autunno. Era bellissima, di una bellezza per nulla volgare. Il cuore iniziò a battergli forte come mai aveva fatto prima di allora.
“S-sì.” Fu l’unica cosa che riuscì a balbettare. 
“Io voglio il conte” annunciò seria la donna. “Naturalmente, se lui, vuole me!” disse afferrandogli il collo dell’abito con tutte e due le mani.
“Lo voglio!” rispose meccanicamente.
La donna che aveva portato il conto intervenne: “Monete sul bancone…”
Gli altri due risero sguaiatamente, mentre Percifal prese senza neanche guardare alcune monete dalla sacca e le pose sul tavolo.
“Allora è davvero generoso, il nostro conte!” 
La donna prese le monete dal tavolo e le portò al locandiere: “Torno subito!”
“Non andiamo da nessuna parte!” rispose Demian.
“Noi invece andiamo!” disse la donna dai capelli rossi prendendo Percifal per mano.
“Grande conte!” gridò Kunda.

La camera al piano di sopra era allestita diversamente dalle altre locande che il conte aveva visitato prima. Pesanti tende rosse coprivano le finestre, mentre un camino acceso aveva reso la stanza più accogliente. Diversi cuscini di piume erano sparsi sul letto e un tappeto ricopriva il pavimento di legno. Un piccolo armadio, una toletta con specchio e una tinozza di legno per il bagno completavano l’arredamento. 
Mentre osservava la donna, si rese conto che in realtà, per quanto fosse bella, non voleva essere lì in quel momento.
Lei si avvicinò suadente e iniziò a baciarlo sul collo, salendo verso l’orecchio.
Percifal rimase impassibile, poi le prese la mano e le chiese:
“Come ti chiami?”
“Annabelle. Mi chiamo Annabelle.” Sorrise.
Era il suo vero nome, glielo si leggeva negli occhi. Era bella e sincera.
“Annabelle, sei davvero bellissima”
“Grazie conte” si avvicino per baciarlo ancora.
“No. Aspetta.”
“Ho fatto qualcosa... di sbagliato?”
“No, tu no.”
Rimase a guardarlo con aria interrogativa.
“Perché lavori qui?”
“Perché qui sto bene”
“Quello che intendo dire è che mi domando se questo dia davvero quello che vuoi fare.”
“Si è quello che voglio” si riavvicinò per essere fermata nuovamente.
“È questo quello che vuoi fare nella vita? ” 
Questa volta non ebbe la prontezza di rispondere.
“E allora perché sei qui?”
“Qui se sei carina ti prendono anche se non hai esperienza come cameriera e ti pagano decentemente. I miei genitori lavorano la terra e ormai sono ridotti allo stremo.”
Non erano i soli a essere caduti in miseria, ma se per un conte andare avanti era difficoltoso, per dei braccianti era praticamente impossibile. Lo aveva visto nelle sue terre, dove decine di famiglie avevano perso il lavoro e lui le loro decime…
“Puoi lasciare questo posto se vuoi. Ti prometto che ti aiuterò.”
Annabelle lo guardò incredula.
“E cosa vorresti in cambio?”
Percifal le accarezzo la guancia e pensò che avrebbe potuto chiederle di sposarlo, ma poi si rese conto che non sarebbe stata la cosa giusta portarla con sé. Quello che aveva progettato non permetteva distrazioni, né tantomeno una famiglia.
“Che tu sia felice. E libera di scegliere la vita che vorrai.”
La donna lo guardò cercando di leggere nei suoi occhi e quello che vi lesse fu sincerità. Gli occhi le si riempirono di lacrime.
“Davvero ti interessa qualcosa di un’estranea? Di una prostituta che nemmeno conosci?”
“Davvero.”
Annabelle lo abbracciò e lasciò che le lacrime le scorressero sulle guance. Lui le baciò la fronte e le accarezzò gli splendidi capelli.
Prese una delle borse che aveva alla cintura e la posò sul letto. Ne uscirono centinaia di monete d’oro e perfino qualche Drago di Platino. In realtà era quasi tutto quello che aveva, ma se le cose fossero andate secondo i suoi piani, presto avrebbe avuto tutto il denaro che desiderava.
“Prendi questi, dovrebbero bastare per ricominciare da qualche altra parte. Cerca di non farli vedere al locandiere o ti rimarrà ben poco. Se ti dirigi verso la Contea di Stacus-Stanfilus in uno dei villaggi troverai facilmente lavoro come lavandaia. Non è il massimo, ma con quello che ti ho dato potresti avviare una piccola attività per conto tuo.”
“E come lo sai?”
“Sono le mie terre. È una delle ultime attività produttive rimaste. Spero che il mercato della lana possa far riprendere il villaggio, ma ci vorrà tempo.”
“Grazie conte, grazie di tutto.”
“Chiamami Percifal.”
“Grazie di tutto, Percifal.” Questa volta si avvicinò senza essere respinta e l’abbraccio si concluse con un lungo e dolcissimo bacio.

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